2025, Cultura e società, Vedi tutte le notizie

Le buone notizie del 2025

Viviamo in un tempo in cui il racconto ambientale sembra dominato da crisi, emergenze e irreversibilità. Cambiamento climatico, perdita di biodiversità, inquinamento e consumo di suolo occupano – giustamente – lo spazio centrale dell’informazione. Ma accanto a questa narrazione necessaria, ne esiste un’altra, più silenziosa e meno frequente: quella dei risultati ottenuti, delle politiche che funzionano, delle scelte che producono cambiamenti reali.
Raccontare le buone notizie ambientali non significa abbassare la guardia né indulgere in facili ottimismi. Significa, al contrario, riconoscere che la cura, quando è costante e condivisa, genera effetti misurabili. Il 2025, che si avvia alla conclusione, ci consegna alcuni segnali incoraggianti che meritano di essere osservati e custoditi, perché indicano una direzione possibile.


Il panda gigante esce dalla lista delle specie a rischio
Dopo decenni di politiche di tutela degli habitat e di cooperazione internazionale, il panda gigante non è più classificato come specie a rischio di estinzione. È una vittoria della conservazione scientifica e della protezione delle foreste, che dimostra come investire nel lungo periodo possa restituire equilibrio agli ecosistemi.


La tartaruga verde torna a nuotare verso il futuro
Anche la tartaruga verde è stata riclassificata, passando dalla categoria “in pericolo di estinzione” a quella di “minore preoccupazione”. Il risultato è frutto di accordi internazionali, protezione dei siti di nidificazione e contrasto alla pesca illegale. Un segnale importante per la salute degli oceani, ancora fragili ma non senza speranza.


Prevenzione e salute: una vittoria collettiva
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet, l’Australia potrebbe eliminare completamente il cancro al collo dell’utero entro il 2028. Programmi avanzati di vaccinazione contro l’HPV e screening diffusi mostrano come politiche sanitarie lungimiranti possano cambiare radicalmente il destino di milioni di persone.


Un santuario per riparare un’ingiustizia
Nella regione portoghese dell’Alentejo è in fase di realizzazione il primo grande santuario per elefanti in Europa. Il progetto accoglierà animali che hanno trascorso decenni in cattività. La prima ospite sarà Kariba, un’elefantessa catturata nel 1984 e detenuta per oltre quarant’anni. Un gesto che segna un cambio di paradigma: dal possesso alla restituzione, dalla spettacolarizzazione alla cura.


Meno carceri, più coesione sociale
Nei Paesi Bassi le carceri vengono progressivamente chiuse da oltre dieci anni, a causa del calo del numero dei detenuti. Politiche orientate alla prevenzione, al reinserimento e alla giustizia sociale raccontano una società che investe sulle persone, non sulla punizione.


La Norvegia dice stop alla deforestazione
In un mondo che perde ogni anno milioni di ettari di foreste, la Norvegia è diventata il primo Paese al mondo a vietare completamente la deforestazione. Una scelta politica netta, che eleva la tutela ambientale a principio non negoziabile.


Ripulire gli oceani è possibile
Nel 2025 è entrato in funzione il più grande sistema mai realizzato per la rimozione della plastica dagli oceani: una struttura lunga 600 metri, progettata per intercettare tonnellate di rifiuti e restituire spazio vitale agli ecosistemi marini. Non è la soluzione definitiva, ma è un passo concreto verso la riparazione del danno ambientale.


I diritti degli animali entrano nella legge
Con l’approvazione del disegno di legge S-15, il Canada vieta la detenzione in cattività di grandi scimmie antropomorfe ed elefanti, oltre al loro utilizzo nei circhi e nelle passeggiate turistiche. Un riconoscimento formale del valore etico, cognitivo e relazionale di specie con cui condividiamo una profonda storia evolutiva.


Il 2025 non ci consegna un mondo risolto, ma un mondo che ha dimostrato di poter cambiare direzione. Le buone notizie non cancellano le crisi, ma ci ricordano che l’inazione non è l’unica strada e che la responsabilità collettiva, quando è perseverante, produce risultati reali.
Entrare nel 2026 con questo sguardo significa scegliere la speranza come atto consapevole, non ingenuo. Significa riconoscere che migliorare il nostro rapporto con la natura è ancora possibile, a patto di continuare a proteggere, curare e rispettare ciò che ci tiene in vita.
Con questo spirito, auguro a tutte e a tutti un buon anno: un anno di scelte più attente, di gesti quotidiani più rispettosi e di un rinnovato patto di fiducia tra l’essere umano e il pianeta che lo ospita. Che il 2026 sia un tempo di responsabilità, ma anche di riconciliazione

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *