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Il rapporto annuale sul clima dell’osservatorio Copernicus
Ogni anno, nel mese di gennaio, Copernicus — il programma europeo di osservazione della Terra — rilascia il suo rapporto sullo stato del clima. È un appuntamento fondamentale per comprendere lo stato di salute del nostro clima e quindi della nostra Casa Comune Terra.
Nel Global Climate Highlights 2025, la frase che apre il documento è semplice: il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato. Ma questa non è l’unica notizia allarmante lanciata dall’osservatorio.
Dal 2015 al 2025 si sono susseguiti anni tra i più caldi della storia delle misure moderne. Gli ultimi undici anni sono stati — uno dopo l’altro — gli undici più caldi mai osservati. E per la prima volta, la media del triennio 2023–2025 ha superato in modo stabile la soglia dei +1,5°C rispetto all’epoca preindustriale.
Una soglia che nel 2015 — anno dell’Accordo di Parigi — sembrava lontana almeno trent’anni. Dieci anni dopo, è quasi alle nostre spalle.
Cos’è Copernicus
Copernicus è il più grande sistema pubblico al mondo per la sorveglianza climatica terrestre. È un’architettura di satelliti, radar, modelli fisici e centri di analisi distribuiti tra ESA, Unione Europea e una rete globale che collabora con NASA, NOAA e WMO.
Copernicus non “interpreta” il clima, lo misura. E la misura è chiara: il pianeta si sta scaldando, e lo sta facendo velocemente.
Un mondo più caldo è un mondo diverso
Quando si parla di riscaldamento globale, l’immaginario corre ai grafici. Ma il clima non cambia sulle linee colorate: cambia nelle città, nei corpi, nelle economie e negli ecosistemi.
Nel 2025:
- metà della superficie terrestre ha registrato un eccesso di giorni con stress da calore
- gli eventi meteorologici estremi in Europa sono aumentati del 526% rispetto al 2015
- l’Artico ha segnato un minimo storico dei ghiacci marini, mentre l’Antartide continua a oscillare in una fascia di valori anomali
Lo stress da calore è riconosciuto dall’OMS come la principale causa di morte meteorologica. E il Mediterraneo si conferma uno degli hotspot climatici globali più vulnerabili.
L’Italia nel Mediterraneo che cambia
Per l’Italia, il cambiamento non è una proiezione teorica. È già materiale. Il 2024 ha segnato un’anomalia termica di +3,22°C rispetto al preindustriale, un valore che appartiene a un’altra latitudine rispetto alla nostra memoria climatica.
Il 2025 ha confermato il trend: ondate di calore più lunghe, incendi più frequenti, alternanza tra siccità e alluvioni, produzione agricola in sofferenza, turismo più instabile nelle sue stagioni.
L’Europa è il continente che si riscalda più velocemente, e l’Italia ne è la soglia meridionale.
Campania e Sud: il clima non è un tema “altrove”
Nel Sud Italia, e in particolare in Campania, gli effetti hanno già forma:
- estati prolungate e umide con aumento dei giorni >32°C
- stress agricolo su vite, olive, frutteti e ortaggi • rischi idrici alternati tra siccità e precipitazioni violente
- erosione costiera e risalita salina nelle pianure litoranee
- isole di calore urbane significative a Napoli e nell’area metropolitana
- rischio incendi in Irpinia, Cilento, Vesuviano e Matese
- turismo spostato verso le mezze stagioni
- fragilità sanitaria per anziani e categorie vulnerabili
Il Mediterraneo non è più lo sfondo del cambiamento climatico: è una delle sue prime linee.
Agenda 2030: un progetto nato per prevenire, ora chiamato a gestire
Nel 2015, mentre venivano approvati l’Accordo di Parigi e l’Agenda 2030, sembrava di avere il tempo necessario per intervenire con gradualità. Gli SDGs legati al clima — energia, città, salute, acqua, biodiversità — nascevano per prevenire la crisi.
Dieci anni dopo, la missione si è trasformata. L’Agenda 2030 non è più un piano di prevenzione, ma uno strumento per gestire un danno già in corso, cercando di contenerne la traiettoria.
La domanda politica è diventata inevitabile: la velocità dell’azione è compatibile con la velocità del cambiamento climatico?
Finora, la risposta più onesta è no.
I numeri del pianeta 2025
L’osservatorio Copernicus stila una lista di record climatici che dimostrano lo stato di stress climatico cui è arrivato il nostro pianeta:
+1,47°C rispetto al preindustriale +1,5°C media 2023–2025 11/11 anni più caldi della storia (2015–2025) +526% eventi estremi in Europa 50% superficie terrestre con stress da calore +3,22°C anomalia Italia (2024) Artico: minimo storico dei ghiacci 175.000 morti/anno da caldo nella regione OMS Europa
(Fonti: Copernicus, WMO, OMS, C3S)
Il decennio delle scelte
I dati dimostrano quanto sia ineludibile una presa di responsabilità da parte dei governi tutti i paesi per intraprendere un serio percorso di riequilibrio tra le attività antropiche e le risorse del pianeta.
Per questo è necessario riformulare il paradigma di governance dello scacchiere mondiale assegnando la mission dell’emergenza climatica ad organismi sovranazionali come l’ONU.
“Think globally, act locally” è il principio fondamentale della sostenibilità che invita a considerare le conseguenze planetarie delle proprie azioni, intervenendo però concretamente nel proprio contesto territoriale immediato.
Se c’è un messaggio che Copernicus consegna al 2026 è questo: il clima non sta aspettando.
E se il clima può accelerare, può farlo anche la politica. Perché la crisi climatica non è un destino, è una curva che se decidiamo, tutti insieme, può cambiare tendenza.