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Bagnoli… ci siamo persi la partecipazione!

Una riflessione sulla storia recente dell’area e una delle nove domande riproposte al Sindaco di Napoli

Gli anni rotolano sempre più veloci. Una leggera accelerazione e via via sempre più rapidi trascinano in questa folle corsa vite, relazioni, idee, conflitti più chiari di quelli attuali. Ad inizio del millennio, non si sa perché, ma tutto sembrava più chiaro di come è il percepito attuale. Non credo che si tratti solo dei neuroni che invecchino.

È un tempo confuso questo. Quella leggera accelerazione ha portato ad una valanga dove tutto si confonde. Uno spazio fisico e mentale che ben rappresenta per me tale idea è Bagnoli, l’occidente della nostra Città, il quartiere della fabbrica o delle fabbriche che si trascina una vocazione mista tra la funzione di luogo termale e di villeggiatura con quella industriale da almeno metà dell’800. La Bagnoli dei sogni di Lamont Young, che poi sarà massacrata dalla crescita dell’Ilva e della Cementir, sarà per anni il luogo del conflitto tra lavoro e tutela dell’ ambiente, come ben testimoniano le prime denunce del WWF. Un conflitto che nei primi anni ‘90 si trasforma in una sintesi di buon senso ed il desiderio di ritorno ad un astratta o reale armonia. Un’idea che sarà alla base della Variante Occidentale del Piano regolatore della Città e del PUA che ne seguirà. Le ragioni della “dismissione” della fabbrica, ben raccontate nel famoso libro di Rea, sono varie. Da lì a ridosso del nuovo millennio comunque le idee di riscatto sono chiare. Il WWF vincola il recupero integrale della linea di costa rispetto all’ ipotesi di estesi porti turistici, oltre ad un recupero delle matrici naturali, anche interne. Il luogo era una piana costiera anche con piccole lagune prima delle dune e la sabbia.

Un poco di quella visione, va detto, resiste addirittura nei piani di Invitalia recenti, che comunque mostrano un passo indietro rispetto alla precedenti ipotesi di  valorizzazione. La diffusione del dossier e la raccolta firme per “Una spiaggia per tutti” rimane uno dei più utili momenti partecipativi messi in campo per il bene di tale area.

Poco dopo, nei primi anni del millennio, superata la fase negativa di Bagnoli spa, le carte sul tavolo sembrano più chiare a tutti e durante il processo di Agenda 21 locale decidiamo di realizzare un laboratorio dedicato a questa tematica e coordinato dal sottoscritto per conto di WWF e Comune di Napoli. Gli elementi in campo sono riconoscibili, come anche le visioni contrastanti. In una riunione con diversi attori impegnati e presenti sul territorio, visioni diverse e conflitti ovviamente emergono, ma escono anche sintesi di buon senso (riporto la  foto di una sintesi di alcuni scenari condivisi all’epoca)  ancora valida.

Nella valanga degli anni accumulati sempre più veloce e potente si trascinano, prima del nostro laboratorio:  l’abbattimento e recupero di alcuni manufatti  dell’ILVA,la bonifica farlocca della prima fase Bagnoli SPA, e poi a seguire dopo di noi  il lavoro parzialmente positivo, ma oramai demonizzato della STU  Bagnoli Futura spa… i processi, la fase di stallo nel decennio di DeMa e le opere realizzate ma non utilizzabili, fatta eccezione per la Porta del Parco e la passeggiata del pontile nord.

Mi fermo un attimo  e  penso alla foto di venti anni fa, vicino all’acquario oramai praticamente finito, realizzato nella struttura di raffreddamento delle acque e poi mai completato e mai aperto insieme al famigerato Parco dello sport. Penso anche alla Coppa America sventata anni fa, ad un interessante assise presso palazzo Gravina. Quell’iniziativa  avrebbe condizionato definitivamente verso  la vocazione quasi esclusivamente portuale del luogo. Un ipotesi  che ora ritorna in piedi prepotente e già operativa, un quarto di secolo dopo, e vince con la complicità dell’Amministrazione meno partecipativa che abbia governato in questi ultimi decenni.

Ma non si atteggino a santi gli accoliti della precedente amministrazione, perché quell’immobilismo di tutela. oltre all’eccesiva demonizzazione della fase della STU, smentita anche sul piano giudiziario, ha creato l’alibi per le storture del piano Invitalia, ulteriormente peggiorate dall’ opera “provvisoria” nel Paese dove il provvisorio resta eterno per la nuova Coppa America. Ripropongo a questo punto al Sindaco Manfredi la domanda che più mi interessa, tra le nove proposte oramai già da tempo da molti soggetti, alla quale spero prima o poi risponda in quel Consiglio Comunale fino ad oggi boicottato.

Al Sindaco di Napoli Prof Gaetano Manfredi

La quarta delle nove domande: Partecipazione pubblica

“Per opere di questa portata è indispensabile per legge il coinvolgimento reale, trasparente e tempestivo sin dalla fase dell’ideazione, della cittadinanza. Invece, gli incontri svolti sono stati improntati a una comunicazione a senso unico politica‐cittadini, senza possibilità di dialogo e di poter intervenire nelle scelte operate. Nel suo doppio ruolo, intende dare risposte ‐ con assoluta priorità ed urgenza ‐ alla richiesta ampia e crescente di vera partecipazione?”

Ed  aggiungerei… anche nel rispetto della lunga storia di confronti e partecipazione che ho provato a raccontare in questo articolo.

(Le immagini sono tratte dalla documentazione della Cooperativa Ossidiana per WWF Italia per il progetto Agenda 21 Napoli – 2003 – coordinato da Guido Liotti)

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