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“Soggiorno napoletano”, conversazione con Sofia Scuotto su una città che resiste

Uno sguardo critico e visivo sul delicato equilibrio tra turismo di massa e vita quotidiana nella città partenopea

Ho scoperto le fotografie di Sofia Scuotto online e me ne sono innamorato quasi subito. Nei suoi scatti ho riconosciuto le stesse contraddizioni, tensioni e domande che da anni osservo e racconto occupandomi di turismo e città. Sofia affronta questi temi con uno sguardo diverso dal mio, più silenzioso e visivo, ma animato dalla stessa sensibilità: quella di chi ama Napoli abbastanza da non volerla ridurre a una cartolina per i non residenti.

Da questo terreno comune nasce questa conversazione. Un dialogo, attraverso le sue foto, sul turismo di massa, sui suoi effetti visibili e invisibili, sul fragile equilibrio tra chi visita e chi abita la città. Un’intervista che non cerca risposte definitive, ma prova a restare dentro la complessità, lasciando spazio allo sguardo, al dubbio e, nonostante tutto, alla possibilità di sperare.

Carmine: “Napoli è una città dai due volti: da una parte quella che incanta i turisti, dall’altra quella che deve gestire ogni giorno i flussi incessanti che cambiano quartieri e abitudini. Camminando tra queste due Napoli con la tua macchina fotografica, cosa ti colpisce di più? L’entusiasmo e la meraviglia di chi arriva, o la fatica e le tensioni di chi ci vive?”

Sofia: “Quello che mi colpisce di più è il modo in cui questi due sguardi riescono a convivere, spesso nel raggio di pochissimi metri e questo dualismo secondo me è evidente camminando per i Quartieri Spagnoli dove è possibile osservare scritte contro l’overtourism che si mescolano a vie di B&B e limonate a cosce aperte. Nelle mie fotografie cerco di stare proprio in mezzo, senza scegliere un “lato”.

Carmine: “Guardando le tue fotografie, emerge un fenomeno quasi autonomo, che sembra andare avanti per conto proprio: il turismo che trasforma gli spazi senza chiedere permesso. Secondo te, chi guida realmente questo processo? Sono le politiche pubbliche, l’economia, i social media o qualcos’altro?”

Sofia: “È innegabile che il mondo dei social media abbia fortemente contribuito a una nuova narrazione di Napoli, più cool e “instagrammabile” ma sicuramente non è l’unico regista: ad oggi sembra che tutta la città stia lavorando per diventare sempre più “un’esperienza”, peccato però che ci sia ancora tanto da fare soprattutto per gli abitanti.

Carmine: “Spesso i media raccontano solo numeri e record, ma nelle tue immagini si percepisce qualcosa che resta invisibile ai più: la vita quotidiana dei residenti, le piccole frizioni, le forme di resistenza silenziosa. Ci puoi raccontare qualche momento in cui ti sei resa conto di questo lato nascosto della città?”

Sofia: “Me ne accorgo praticamente ogni volta che sono in giro: donne che stendono i panni mentre nello stesso vicolo scorrono gruppi di turisti in continuo passaggio, bambini che continuano a giocare a pallone per strada nonostante la folla e costringendo i visitatori a fermarsi e a spostarsi; una volta vidi una donna anziana visibilmente infastidita dalla lunga fila di visitatori all’esterno di un noto museo: era all’inizio del mio progetto e quell’episodio mi ha colpita profondamente, diventando una delle prime immagini mentali da cui tutto ha preso forma.”

Carmine: “Nei tuoi scatti compaiono cartelli fatti a mano, gesti improvvisi, dettagli che sembrano piccoli atti di ribellione. Ti è mai capitato di pensare che questa sia oggi l’unica forma rimasta per far sentire la propria voce nella città?”

Sofia: “Molto spesso sì, basti pensare alle manifestazioni dove i cartelli scritti a mano sono ancora i protagonisti. Le frasi lasciate sui muri raccontano un disagio, un limite superato, sono micro-azioni fragili ma potentissime perché impossibili da ignorare da chi le vede, soprattutto se diventano immagini.

Carmine: “La Street Photography ha un potere straordinario: documentare senza intervenire. Ma c’è il rischio che anche la fotografia finisca per alimentare ciò che vuole raccontare. Come fai a restare invisibile tra turisti e caos urbano, mantenendo uno sguardo critico e autentico?”

Sofia: “Dico sempre che è la sfida più difficile per me. Mi piace confondermi tra le persone, osservare, rimanere invisibile ma essendo onesta: non forzo la scena, non costruisco una narrazione comoda. So che anche la fotografia può alimentare ciò che racconta, per questo cerco sempre di chiedermi perché sto scattando e per chi. “

Carmine: “Se potessimo immaginare una Napoli diversa, dove il turismo porta ricchezza ma non soffoca la città, come la vedresti? E soprattutto, come la racconteresti attraverso le tue fotografie, senza cadere nelle immagini patinate che tutti conoscono?”

Sofia – La immagino una città che non deve continuamente dimostrare di “essere autentica”, ma che può semplicemente vivere. La racconterei attraverso dettagli quotidiani e mostrando la rinascita culturale che il turismo comunque ha portato, con parte del patrimonio artistico riscoperto.”

Carmine: “Tra tutte le immagini di Soggiorno Napoletano, ce n’è una che per te racchiude la possibilità di una convivenza più armoniosa tra residenti e visitatori?

Sofia: “C’è una fotografia che, più di altre, riesce a raccontare questa possibilità di convivenza. Ritrae due turisti intenti a scattarsi un selfie con il Vesuvio alle spalle, mentre sullo sfondo alcuni bagnanti napoletani si godono semplicemente una giornata al mare. È uno scatto che trovo di grande potenza, perché mostra una Napoli ancora viva, abitata e vissuta dai suoi residenti secondo gesti e rituali che non sono cambiati, accanto a una Napoli-cartolina, costruita dallo sguardo turistico. Allo stesso tempo, questa foto costringe a interrogarsi su un equilibrio fragilissimo: molto spesso sono proprio quei bagnanti, immersi nella loro quotidianità, a diventare inconsapevolmente oggetto di foto-ricordo.”

Carmine: “Quale foto ti dà speranza, e ti ricorda che una Napoli più giusta, sostenibile e viva è ancora possibile?”

Sofia: “In questo momento non c’è una fotografia precisa che riesca a restituirmi quella sensazione di speranza. Ed è giusto dirlo. Napoli sta vivendo una fase complessa e non sempre è facile coglierne l’equilibrio.
Quello che so è che sto ancora cercando quell’immagine. La speranza, per me, oggi sta proprio in questo: nel continuare a osservare, a camminare, a lavorare. Se quella foto non esiste ancora, è perché forse la città non è arrivata lì. Ma il fatto di volerla scattare significa che una Napoli più giusta e sostenibile è ancora possibile.”

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