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Quando il romanzo cura: il respiro europeo della narrativa tra salute e storia collettiva
di Fabiana Rubba
Dalle Health Humanities alla letteratura come pratica di cura: perché il romanzo europeo resta uno strumento critico per leggere la malattia, la politica e la trasformazione dell’umano.
Molti studi di metodo riconosciuti a livello europeo che affrontano la transizione verso quelle che si definiscono health humanities lasciano alla struttura del romanzo una capacità esplorativa peculiare nel riconoscere gli archetipi della salute e della malattia e ne fanno uno strumento integrativo nei percorsi di salute. Rendere operativa una modalità nuova e per certi aspetti ardita, implica, come fondare ogni metodo, una grande esattezza e chiarezza negli elementi di nuovo che si propongono, in particolare ai decisori istituzionali che in fondo rappresentano la prospettiva collettiva della cittadinanza. Se deve essere riconosciuto quale strumento di indagine e cura, corre l’obbligo di applicare anche al romanzo come ad altri tipi di interventi una verifica di qualità.
Per quanto attiene la definizione stessa di romanzo e in questo caso di romanzo di apertura e respiro europeo, non è facile orientarsi, vista la quantità estrema abbondante e irrisolta di forme letterarie pervasive sui canali classici o digitali. Nemmeno aiutano le recensioni che in realtà si confondono nella esposizione di continue reti di tag, richiami reciproci, incoraggiamenti e complimenti che sanno di cortesie affettate, poco di reali opinioni o percezioni.
A chi viene da un mondo diverso, se ne vuole delicatamente maneggiare un altro, sia pure in un canale di integrazione e scambio di saperi, la chiarezza dei termini e imprescindibile ricerca.
Nella foresta digitale si incontrano scritti che individuano alcuni criteri condivisibili come cifra di continuità tra i grandi romanzi europei e quelli da decodificare come tali dentro la immensa produzione di forme letterarie.
Tre sono citati più spesso: la sofferenza collegata ad una idea di esilio, la capacità di visione politica, la capacità di narrare una storia collettiva.
Ecco si può partire da questi criteri selezionati appunto dalla comunità letteraria come da un core di comparazione che restituisce le differenze su come, in testi diversi, ricorrano alcuni motivi semantici comuni sicuramente cifra del sentire attuale
Per limpidezza di metodo, tuttavia, consideriamo i criteri selezionati.
Molti autori si definiscono poliedrici nella narrazione di una visone politica e collettiva, ma in realtà una struttura di romanzo poliedrico in letteratura può definirsi quella del romanzo apeirogon Di C Mc Cann, che affronta il difficile tema della guerra, costruito in una coralità misurata e attenta , dove gli uccelli legano i passaggi di un ipotetico infinito poligono di voci , o nella coralità della struttura del celebre “ let the great world spin”, che ha l’equilibrio del funambolo Petit di cui narra.
Sulla capacità di narrare una storia collettiva mi soffermo con una attenzione in più, perché molti testi creano studiatamente una grande rete di riconoscimenti collettivi, particolarmente amichevoli e vicini dalle copertine dei testi, ai consigli di moda nelle scuole, ai rimandi alla attualità giornalistica, che crea una forma di empatia con l’autore e il testo, ma non sempre va in avanti. Non sempre fa ideazione, di lingua, di stile, al livello esistenziale.
Sembrano a una prospettiva epiteliale di contro racchiusi in un microcosmo fermo e circoscritto, i pupi, la croce rossa, il risorgimento, l’esilio, gli eroi medici e patrioti nel romanzo “di spalle a questo mondo” di Wanda Marasco. Se si sfoglia superficialmente la Torre del Palasciano e la collina scientifica dell’800 napoletano più che generare la malia del riconoscimento accattivante, possono aprire un varco all’equivoco di una dimensione ristretta.
Se usiamo invece la nitidezza del metodo di revisione sistematica tenendo in conto i criteri proposti, però lo sguardo anche più attento in superficie , resta colto di sorpresa.
L esilio che pare fermo, nella costrizione della follia o degli impedimenti della storia, genera un movimento circolare intorno ai protagonisti, Olga e Ferdinando, la Torre con loro tracciano una traiettoria della anima, dove la trama ferma risponde alle meraviglie del mistero del tempo, quelle che dilatano o restringono le giornate di Hans Castorp. Capace di oltrepassarle e di andare oltre le finzioni di Borges, i castelli incrociati , il gioco del mondo, nella magia di una armonia metrica naturale.
La visione politica inizia dal risorgimento per incrociare una interpretazione filosofica e morale della esistenza, che può, partendo dalla attitudine dei protagonisti all’ onesto e dalla sofferenza nei riguardi delle mistificazioni della verità e delle ingiustizie, restituire i valori risorgimentali nella loro continuità con l’esistenzialismo. La capacità di resistenza è anche partigiana, connessa alla radice umana e nemica non solo del potere, ma della corsa al potere come scrive Simone Weil.
Non troviamo il poliedro corale di C Mc Cann, ma una struttura di pari armonia e di capacità di curvatura spazio/temporale, come se già oltre la geometria euclidea in un universo quantistico interstellare. La capacita che Goethe riconosce a Carlotta quale valore : “ È unità, riemergere divisi, scambiarsi, sostituire le cose e come la vita mostra ora un volto naturale ed ora un sembiante morale, come il passato si tramuta in presente e questo a quello richiama e anticipa l’avvenire “
Allo stesso tempo la fatica morale del cammino della scrittura guadagna la capacità di un pensiero forte, proprio come nella montagna incantata “Per aver voglia di svolgere un’attività notevole che sorpassi la misura di ciò che è soltanto imposto, senza che l’epoca sappia dare una risposta sufficiente alla domanda “a qual fine?”, occorrono una solitudine e intimità morale che si trova di rado ed è di natura eroica o una ben robusta vitalità.”
Tuttavia il superamento del limite oltrepassa la solitudine della farfalla solitaria del Goethe a Weimar o della realizzazione del cono di Barnard che non genera vita. Si connette invece alla storia della umanità, superando la semplice dimensione della empatia, in una sorta di affordance che valica un confine esistenziale del secolo passato e proietta verso il futuro.
E una condizione umana che salva e oltrepassa il rogo della condizione umana dei personaggi di Malraux, va dentro gli archetipi , alla radice della esistenza.
Limpidamente usare la traccia discriminante derivata dalla comunità letteraria restituisce i criteri di inclusione piuttosto netti, su quale tipo di testo possa avere valore in un percorso di cura.
Ne aggiungo uno che forse ha meno il rigore del criterio esplicito, ma incontra una percezione prevalente: la malattia vive la fatica, la sofferenza costante della metamorfosi dell’accomodamento esistenziale , rispetto a questa condizione , la fatica che traspare dal percorso di scrittura sicuramente nel Romanzo “ di spalle a questo mondo” trova una accoglienza di compagnia leggera e delicata, dolcemente corporea.